venerdì 17 gennaio 2014

Notizie da Lilliput 152: Memorie q.b.

La tenera notte losangelina trasforma i contorni consueti del giorno in catalizzatori di immagini e sogni, di pulsioni e desideri, colorando i panorami abituali di un’aura segreta e lasciva.

Capita così che i negozi e le vetrine, le strade e le piazze parlino alle memorie sepolte, solleticando l’inconscio con associazioni fantasiose e inaspettate.

Uno scorcio di Beverly Hills, dominio incontrastato della moda e del design italiani quando è la luce del sole a splendere, abbacinante, si anima dunque di ricordi sorprendenti e di percorsi mentali ammalianti.

Per meglio godere di una simile atmosfera, che non a tutti è dato cogliere, si varchi la soglia di un ristorantino d’angolo, seminascosto da un pergolato verde, indeciso tra il fascino antico di un locale toscano e l’accoglienza ridanciana di una trattoria di Trastevere, e ci si rimetta alle mani esperte dell’impeccabile direttrice di sala.

L’ambiente, industriosamente ricavato dalla sovrapposizione di salette microscopiche intorno a una cucina di dimensioni lillipuziane (a propria volta addossata a un minuscolo bagno dotato di ogni comodità), è popolato di clienti che affidano un chiacchiericcio sommesso alle orecchie discrete del padrone di casa, un veneto dalla parlata fiorentina e dal passato stuzzicante.

Le pareti e i pavimenti intorno hanno assorbito, nel corso del tempo, innumerevoli discorsi, risate, motteggi: sono cresciuti al ritmo costante dell’espansione hollywoodiana, senza conoscere crisi o rimorsi, battute d’arresto o ripensamenti.

Ora, al pari dell’anfitrione che li ha amorevolmente trattati durante tutti questi anni, potrebbero raccontare i segreti degli attori e delle attrici che qui hanno a lungo bazzicato, o svelare i misteri dei produttori e dei registi che qui hanno intrecciato trame e ordito destini.

Da una postazione leggermente defilata ci si può concedere un rapido sguardo d’insieme, a caccia di un viso noto, di una figura pubblica. Senza fortuna: nella terra della finzione eletta a realtà, infatti, si è diventati abili camaleonti, esperti nell’arte del travestimento e della dissimulazione.

Ci si consoli accettando di diventare pedine del gioco, richiamando in qualche modo l’attenzione del proprietario, magari ricorrendo al fraseggio tipico della sua lingua d’origine.

Il risultato, bizzarro e piacevole insieme, sarà un misto di reminiscenze che, da SimonWiesenthal a Isaac B. Singer, ricorderanno l’Europa, la sua cultura, i suoi orrori. A margine, la storia di un’amicizia che ha legato l’uomo di mondo a uno dei più grandi cineasti mai vissuti, Billy Wilder.

A fine serata, ancora pieni di suggestioni e interrogativi, ci si saluterà cordialmente, indecisi se credere o meno a quanto si sia ascoltato, nel luogo votato alla verosimiglianza e al paradosso.

E.M., Santa Monica