La tenera notte
losangelina trasforma i contorni consueti del giorno in catalizzatori di
immagini e sogni, di pulsioni e desideri, colorando i panorami abituali di
un’aura segreta e lasciva.
Capita così che i
negozi e le vetrine, le strade e le piazze parlino alle memorie sepolte,
solleticando l’inconscio con associazioni fantasiose e inaspettate.
Uno scorcio di
Beverly Hills, dominio incontrastato della moda e del design italiani quando è
la luce del sole a splendere, abbacinante, si anima dunque di ricordi
sorprendenti e di percorsi mentali ammalianti.
Per meglio godere di
una simile atmosfera, che non a tutti è dato cogliere, si varchi la soglia di
un ristorantino d’angolo, seminascosto da un pergolato verde, indeciso tra il fascino
antico di un locale toscano e l’accoglienza ridanciana di una trattoria di
Trastevere, e ci si rimetta alle mani esperte dell’impeccabile direttrice di
sala.
L’ambiente,
industriosamente ricavato dalla sovrapposizione di salette microscopiche intorno
a una cucina di dimensioni lillipuziane (a propria volta addossata a un
minuscolo bagno dotato di ogni comodità), è popolato di clienti che affidano un
chiacchiericcio sommesso alle orecchie discrete del padrone di casa, un veneto
dalla parlata fiorentina e dal passato stuzzicante.
Le pareti e i
pavimenti intorno hanno assorbito, nel corso del tempo, innumerevoli discorsi,
risate, motteggi: sono cresciuti al ritmo costante dell’espansione
hollywoodiana, senza conoscere crisi o rimorsi, battute d’arresto o
ripensamenti.
Ora, al pari
dell’anfitrione che li ha amorevolmente trattati durante tutti questi anni,
potrebbero raccontare i segreti degli attori e delle attrici che qui hanno a
lungo bazzicato, o svelare i misteri dei produttori e dei registi che qui hanno
intrecciato trame e ordito destini.
Da una postazione
leggermente defilata ci si può concedere un rapido sguardo d’insieme, a caccia
di un viso noto, di una figura pubblica. Senza fortuna: nella terra della
finzione eletta a realtà, infatti, si è diventati abili camaleonti, esperti
nell’arte del travestimento e della dissimulazione.
Ci si consoli
accettando di diventare pedine del gioco, richiamando in qualche modo
l’attenzione del proprietario, magari ricorrendo al fraseggio tipico della sua
lingua d’origine.
Il risultato,
bizzarro e piacevole insieme, sarà un misto di reminiscenze che, da SimonWiesenthal a Isaac B. Singer, ricorderanno l’Europa, la sua cultura, i suoi
orrori. A margine, la storia di un’amicizia che ha legato l’uomo di mondo a uno
dei più grandi cineasti mai vissuti, Billy Wilder.
A fine serata, ancora
pieni di suggestioni e interrogativi, ci si saluterà cordialmente, indecisi se
credere o meno a quanto si sia ascoltato, nel luogo votato alla verosimiglianza
e al paradosso.
E.M., Santa Monica
