A volte sembra che il
tempo meteorologico non sia di casa, a Santa Monica.
Capita infatti di
tornare in città dopo la pausa natalizia e di ritrovarsi immersi, anziché in un
ambiente composto di maniche lunghe e scarpe chiuse, in un clima che poco ha a
che spartire con i rigori dell’inverno o anche solo con lo spauracchio della
mezza stagione.
E pare irrilevante,
in occasioni simili, atterrare a giorno fatto o nella tenebra più fitta: la
sensazione, spaesante e godibile insieme, sarà sempre la stessa. Quella, cioè,
di abitare un paradiso tropicale, animato di uccelli esotici e arbusti
sconosciuti.
In cui ben presto
gabbiani e corvi, palme e pini riporteranno alla realtà, senza nulla togliere,
fortunatamente, al tepore tardo-primaverile dell’aria.
Riconciliatisi con la
bizzarria dell’evento, da questo momento in poi ci si potrà concedere un
imprevisto assaggio di bella stagione che, combinato con la quasi totale
assenza di piogge, renderà l’esperimento oltremodo piacevole.
Camminare lungo
strade assolate, in pieno inverno, sfoggiando abiti leggeri e tessuti
potenzialmente inadatti al momento presente, regala un brivido di piacere
proibito, da condividere, segretamente o meno, con gli altri eletti, autoctoni
e stranieri, che riempiono le piazze e i ritrovi di esclamazioni di giubilo
all’indirizzo di queste temperature inaspettate.
I luoghi solitamente
deputati ai divertimenti estivi, i camminamenti pedonali a ridosso dell’oceano
e, naturalmente, la spiaggia, rivelano dunque i segni inconfondibili di un’attività
frenetica.
Qua i ciclisti e i surfisti
si contendono i raggi caldi del sole californiano; mentre stuoini e asciugamani
punteggiano, impunemente, di sé, la distesa infinita di sabbia chiara.
A guardare il
calendario, poi, si rischia il tracollo: la prima metà di gennaio, infatti, è
stata appena raggiunta e felicemente superata in pantaloncini al ginocchio e unguenti
protettivi, unici rimedi certi contro i 28° costanti.
Eppure, qualcuno,
nonostante il barometro suggerisca altrimenti, si ostina a sfoggiare giacche di
lana e stivali imbottiti: costoro, uomini e donne dalla ferrea concezione
atmosferica, mantengono il proprio punto sfilando a testa alta per le vie
cittadine, adornando i marciapiedi di colori tenui e stoffe pesanti.
Incontrandoli
all’improvviso, dopo un primo attimo di imbarazzo e smarrimento, viene spontaneo
interrogarsi sul motivo profondo della loro tenuta: forse sono penitenti in
cerca di redenzione, forse sono esseri costruiti di amianto.
Il cruccio, tuttavia,
è passeggero: l’acqua cristallina richiama, invitante, a sé.
E.M., Santa Monica