La sera, quando le decine,
centinaia, migliaia di luci e lucine si accendono su Abbot Kinney, l’atmosfera
magica che qui ha aleggiato per l’intera giornata, intrufolandosi tra le assi
variopinte, nascondendosi sotto gli zerbini, assottigliandosi dietro le
persiane, si sprigiona lentamente, minuto dopo minuto, ora dopo ora.
Le costruzioni, piccole
boutique dall’aria stupefatta e locali voluttuosi dalle insegne allettanti,
partecipano entusiaste alla trasformazione del quartiere, rivelando aspetti
finora taciuti al brillante scintillio del sole.
Ingressi insospettabili,
misteriosamente invisibili all’occhio umano prima del calare del buio, ora si
rendono manifesti, pretendendo su di sé ogni sguardo, reclamando per sé tutta
l’attenzione.
Portali verso mondi diversi,
si insinuano tra le facciate principali degli edifici, abbellendoli di
pergolati ricoperti di verde e di camminamenti in legno pregiato, di
giardinetti zen e di fontane riposanti.
Il tempo, sopra di essi, si
cristallizza in risate scaturite da profondità abissali e in fraseggi sbalorditi,
in parole sussurrate a orecchie complici e in sguardi sfrontati e ammiccanti.
Un’impalpabile cortina nasconde
talvolta queste nicchie fatate, che troppo tardi si presentano al passante
gaudente, quasi a proteggere un’aura da società segreta, un sigillo da
massoneria culinaria.
Le vetrine dei negozi,
intanto, si sono animate di sentimenti speciali, riservati ai grandi eventi
dell’esistenza, liberando ricordi e passioni, rilasciando sogni e pulsioni.
A vederle da vicino, sembrano
racchiudere tutti i segreti del mondo, anche i più piccoli, anche i più
insignificanti, in una sarabanda lunga fino al termine della notte, lunga fino
all’alba.
Al loro interno, figure
liquide di commessi e di gestori, facilmente riconoscibili dal tono di
consumata distrazione e noncuranza che riservano al gradito ospite, occupano lo
spazio con movimenti fluidi, disegnano traiettorie di gesti eterei.
Mentre fuori, le tante voci
che tappezzano l’oscurità calata sui tetti e sui marciapiedi, sugli abbaini e sulle
palizzate, si sono moltiplicate pian piano e hanno iniziato a rincorrersi alla
rinfusa, a darsi la caccia all’impazzata.
Dopo qualche tempo, forse
stanche di muoversi, forse annoiate dal troppo esercizio fisico, risolvono tuttavia
di adeguarsi al clima di sospensione e di meraviglia, corteggiandolo e
assorbendolo, vezzeggiandolo e ammansendolo, in attesa del sonno e delle sue
molte promesse.
E.M., Santa Monica
