sabato 15 febbraio 2014

Notizie da Lilliput 169: Quando tenera è la notte

La sera, quando le decine, centinaia, migliaia di luci e lucine si accendono su Abbot Kinney, l’atmosfera magica che qui ha aleggiato per l’intera giornata, intrufolandosi tra le assi variopinte, nascondendosi sotto gli zerbini, assottigliandosi dietro le persiane, si sprigiona lentamente, minuto dopo minuto, ora dopo ora.

Le costruzioni, piccole boutique dall’aria stupefatta e locali voluttuosi dalle insegne allettanti, partecipano entusiaste alla trasformazione del quartiere, rivelando aspetti finora taciuti al brillante scintillio del sole.

Ingressi insospettabili, misteriosamente invisibili all’occhio umano prima del calare del buio, ora si rendono manifesti, pretendendo su di sé ogni sguardo, reclamando per sé tutta l’attenzione.

Portali verso mondi diversi, si insinuano tra le facciate principali degli edifici, abbellendoli di pergolati ricoperti di verde e di camminamenti in legno pregiato, di giardinetti zen e di fontane riposanti.

Il tempo, sopra di essi, si cristallizza in risate scaturite da profondità abissali e in fraseggi sbalorditi, in parole sussurrate a orecchie complici e in sguardi sfrontati e ammiccanti.

Un’impalpabile cortina nasconde talvolta queste nicchie fatate, che troppo tardi si presentano al passante gaudente, quasi a proteggere un’aura da società segreta, un sigillo da massoneria culinaria.

Le vetrine dei negozi, intanto, si sono animate di sentimenti speciali, riservati ai grandi eventi dell’esistenza, liberando ricordi e passioni, rilasciando sogni e pulsioni.

A vederle da vicino, sembrano racchiudere tutti i segreti del mondo, anche i più piccoli, anche i più insignificanti, in una sarabanda lunga fino al termine della notte, lunga fino all’alba.

Al loro interno, figure liquide di commessi e di gestori, facilmente riconoscibili dal tono di consumata distrazione e noncuranza che riservano al gradito ospite, occupano lo spazio con movimenti fluidi, disegnano traiettorie di gesti eterei.

Mentre fuori, le tante voci che tappezzano l’oscurità calata sui tetti e sui marciapiedi, sugli abbaini e sulle palizzate, si sono moltiplicate pian piano e hanno iniziato a rincorrersi alla rinfusa, a darsi la caccia all’impazzata.


Dopo qualche tempo, forse stanche di muoversi, forse annoiate dal troppo esercizio fisico, risolvono tuttavia di adeguarsi al clima di sospensione e di meraviglia, corteggiandolo e assorbendolo, vezzeggiandolo e ammansendolo, in attesa del sonno e delle sue molte promesse.

E.M., Santa Monica