lunedì 17 febbraio 2014

Notizie da Lilliput 170: Miracolo sulla 405° (auto)strada

Certe mattine di sole, attirati da un canto silenzioso e ammaliante, si può decidere di lasciar perdere tutto — il caffè appena preparato, un lavoro appena iniziato — e di seguire le note invitanti ovunque esse vogliano portare.

In simili occasioni, perfino i punti cardinali smettono la funzione di indicatori di rotta per diventare semplici suoni fischiati nel vento, pure combinazioni di lettere prive di significato.

In simili occasioni, infatti, è la pancia a condurre il gioco, è il cuore a spingere in avanti, a trasmettere lo stimolo, a costringere al cambiamento.

La strada, allora, diventa il palcoscenico sul quale testare i propri sentimenti, disperdendosi in un girotondo di sensazioni, affidandosi a una girandola di stimoli, connessi al tempo, vincolati al luogo.

Così capita che anche una rotta monotona, un paesaggio insignificante si ammantino di colorazioni sottili, fatte di luci e di ombre, di pieni e di vuoti.

Capita, per dire, che la famigerata autostrada 405, nel tratto da Los Angeles a San Diego, cambi profondamente il proprio aspetto, fino a trasformarsi in un’intuizione, fino a trasfigurare in un sogno a occhi aperti.
Raramente sgombra di mezzi, ai suoi lati scorrono immagini spesso noiose — qualche centro commerciale uguale a tanti altri, qualche agglomerato urbano dai tratti difficilmente accattivanti — bizzarramente legate a toponimi dagli accenti esotici, dai richiami trascinanti.

Complici le previsioni meteorologiche, scrupolosamente controllate a più riprese, e rivelatesi inaspettatamente fallaci, tuttavia, a una nuova svolta della corsia, a una diversa pendenza del terreno, si ha la percezione, netta, di un mutamento, intorno.

La temperatura, infatti, alla partenza calda come in una mattina d’estate, nell’arco ristretto di una curva, nell’intervallo minimo tra due piazzole, è improvvisamente rovinata verso rigori invernali, precipitando il viaggiatore in attimi di — piacevole — sbigottimento.

Le palme, più alte, più forti, più belle che in tutta la zona costiera losangelina, da un momento all’altro spariscono, inghiottite da una nebbia levatasi senza preavviso a coprire di sé l’intero orizzonte.

Sospinta da refoli invisibili, la sua lanugine palpabile si muove rotolando, sopra le marine e tra le auto, rimbalzando sulle barche lontane e atterrando sui tetti dei rari punti di ristoro lungo la via.

In pochi, concitati secondi, il mondo come lo si conosceva ieri si cancella completamente, fagocitando uomini e animali, ingurgitando alberi e rocce.


E permettendo alla fantasia di animare quegli stessi luoghi, del fisico e dell’anima, di sfumature più intense, di passioni più gradite.

E.M., Santa Monica