Certe mattine di
sole, attirati da un canto silenzioso e ammaliante, si può decidere di lasciar
perdere tutto — il caffè appena preparato, un lavoro appena iniziato — e di
seguire le note invitanti ovunque esse vogliano portare.
In simili occasioni,
perfino i punti cardinali smettono la funzione di indicatori di rotta per
diventare semplici suoni fischiati nel vento, pure combinazioni di lettere
prive di significato.
In simili occasioni,
infatti, è la pancia a condurre il gioco, è il cuore a spingere in avanti, a
trasmettere lo stimolo, a costringere al cambiamento.
La strada, allora,
diventa il palcoscenico sul quale testare i propri sentimenti, disperdendosi in
un girotondo di sensazioni, affidandosi a una girandola di stimoli, connessi al
tempo, vincolati al luogo.
Così capita che anche
una rotta monotona, un paesaggio insignificante si ammantino di colorazioni
sottili, fatte di luci e di ombre, di pieni e di vuoti.
Capita, per dire, che
la famigerata autostrada 405, nel tratto da Los Angeles a San Diego, cambi
profondamente il proprio aspetto, fino a trasformarsi in un’intuizione, fino a
trasfigurare in un sogno a occhi aperti.
Raramente sgombra di
mezzi, ai suoi lati scorrono immagini spesso noiose — qualche centro commerciale
uguale a tanti altri, qualche agglomerato urbano dai tratti difficilmente accattivanti
— bizzarramente legate a toponimi dagli accenti esotici, dai richiami
trascinanti.
Complici le
previsioni meteorologiche, scrupolosamente controllate a più riprese, e
rivelatesi inaspettatamente fallaci, tuttavia, a una nuova svolta della corsia,
a una diversa pendenza del terreno, si ha la percezione, netta, di un
mutamento, intorno.
La temperatura,
infatti, alla partenza calda come in una mattina d’estate, nell’arco ristretto
di una curva, nell’intervallo minimo tra due piazzole, è improvvisamente
rovinata verso rigori invernali, precipitando il viaggiatore in attimi di —
piacevole — sbigottimento.
Le palme, più alte,
più forti, più belle che in tutta la zona costiera losangelina, da un momento
all’altro spariscono, inghiottite da una nebbia levatasi senza preavviso a
coprire di sé l’intero orizzonte.
Sospinta da refoli
invisibili, la sua lanugine palpabile si muove rotolando, sopra le marine e tra
le auto, rimbalzando sulle barche lontane e atterrando sui tetti dei rari punti
di ristoro lungo la via.
In pochi, concitati
secondi, il mondo come lo si conosceva ieri si cancella completamente, fagocitando
uomini e animali, ingurgitando alberi e rocce.
E permettendo alla
fantasia di animare quegli stessi luoghi, del fisico e dell’anima, di sfumature
più intense, di passioni più gradite.
E.M., Santa Monica