Alla fine è arrivata la
pioggia, quella vera.
Inascoltata come una
Cassandra, snobbata come un romanzetto sentimentale, si è vendicata,
improvvisamente, dei torti subiti, delle amarezze ingurgitate.
Fin dalla mattina ha radunato
le ancelle, le nuvole scure e basse, nel cielo di Santa Monica, giocando a
nascondino con la luce.
Stanca dell’indifferenza
maturata nei propri confronti, si è preparata con coscienza e spietatezza al
compito prossimo venturo, ingannando il passante e il turista, ma non confondendo
il corvo e il colibrì.
Intorno alle 11, dopo
un’alternanza equilibrata di azzurri intensi e di grigi deprimenti, si è decisa
per l’attacco finale, per il sommo inganno, permettendo al sole di squarciare
il velo cupo e di inondare tutto — le strade, le piazze, le case — del suo
lucore abbacinante.
Gli occhi momentaneamente
rivolti in alto, i cittadini hanno scrollato le spalle e sghignazzato
platealmente, quasi in attesa, da un momento all’altro, di quest’ennesima
capitolazione dell’acqua, della sua definitiva dipartita.
Incuranti, hanno perciò continuato
a vivere in base agli schemi originali, senza contemplare un’uscita di
emergenza, senza concordare un piano strategico.
Eppure, tutt’a un tratto,
l’aria si è fatta nera come in un’immagine biblica e gli uccelli hanno smesso
di cantare, preferendo rintanarsi in qualche rifugio, sicuro e segreto.
Mentre le gocce, in un primo
momento leggere e sottili al pari di quelle d’estate, si sono fatte via via più
pesanti e corpulente e decise a immolarsi ovunque, sulle teste, sui vetri, sui
tetti.
Per ore e ore hanno
continuato a cadere, divertendosi dell’incredulità di quanti si ostinassero a
uscire, sprovvisti di ombrelli o di galosce e indispettiti dal tradimento
climatico, offesi dal suo repentino cambiamento.
I viali hanno iniziato a
riempirsi come vasche, le pozzanghere piene e pronte a schizzare malignamente
il proprio contenuto addosso a chiunque fosse tanto temerario da sfidarle.
Il giorno, intanto, si era
già trasformato in sera, luccicante di mille e mille luci riflesse e
moltiplicate a centinaia, e centinaia di migliaia, sugli specchi improvvisati
ai bordi delle carreggiate.
E la pioggia, tra
pantaloni inzuppati e scarpe annacquate, tratteneva, a stento, una risata
liberatoria.
E.M., Santa Monica